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8/5/2020

Culture Chatbot, conversando alla ricerca di contenuti culturali digitali

Il progetto europeo, tra i cui partner c’è l’Iccu, punta a migliorare l’accesso alle collezioni e l’esperienza di fruizione mediante un software che simula conversazioni 

Culture Chatbot è un progetto europeo che punta a esplorare il potenziale offerto dai chatbot, un tipo di software che simula una conversazione con un essere umano, per migliorare la funzionalità di ricerca per i contenuti culturali digitali e l’esperienza di fruizione degli utenti. Tutti noi siamo ormai abituati a “chattare” quotidianamente mediante i servizi di messaggistica. L’idea, quindi, è di utilizzare la modalità della chat, facile e coinvolgente, anche per la gestione delle richieste di informazioni e dati. Il chatbot usa un codice intuitivo in lingua naturale, analizza ed estrae i dati rilevanti dalle conversazioni con gli utenti e risponde. L’obiettivo, e il valore aggiunto, è offrire risposte il più possibile personalizzate. 
 
Culture Chatbot rientra nella galassia di Europeana, la biblioteca digitale europea alla quale CulturaItalia partecipa come aggregatore nazionale. Sono coinvolti quattro partner, tra i quali l’Iccu, l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, che gestisce CulturaItalia, con il Museo Storico Ebraico di Amsterdam (Paesi Bassi) nel ruolo di coordinatore. Gli altri due sono Pangeanic (Spagna), società di servizi di traduzione, e il Polin - Museo di Storia degli Ebrei Polacchi (Polonia). 
 
Il progetto è stato finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del meccanismo Connecting Europe Facility (Cef), il fondo di investimento nelle infrastrutture di trasporto, energetiche e digitali per migliorare la connettività tra i paesi dell’Unione europea. Il contributo Ue è del 75 per cento (fino a un massimo di 399.586 euro). In sostanza questa “azione specifica” del programma Cef mira a migliorare la funzionalità di ricerca dei contenuti di Europeana (e quindi dei suoi aggregatori) creando, distribuendo, valutando e mantenendo una piattaforma di chatbot con tre diversi scenari – tempo libero, istruzione e ricerca – e quattro lingue, quelle dei partner e paesi coinvolti: olandese, italiano, polacco e spagnolo. Partito nel settembre del 2018, il progetto si è appena concluso, per entrare ora nella fase di sperimentazione. 
 
Da un punto di vista tecnico Culture Chatbot si basa su una piattaforma di sviluppo open source di Rasa, società leader in questo segmento; ha un supporto multilingue integrato su vari livelli; è compatibile con vari canali, dal social network Facebook agli strumenti di collaborazione aziendale come Slack; ha funzionalità di comprensione dei messaggi, conversazione e integrazione tra interfacce di programmazione (Api, Application Programming Interface) e fonti dati.
 
In sintesi, dunque, il software analizza il testo libero per estrarre dati strutturati, ovvero intenti (ciò che l’utente vuole) ed entità (luoghi, persone, periodi storici) ed è in grado di “tenere una conversazione”, il cui scenario può variare per complessità dalle informazioni generali alle ricerche mirate ai suggerimenti personalizzati. Il lavoro si è articolato in tre fasi. All’inizio è stata sviluppata una versione generica, alla quale sono stati progressivamente aggiunti diversi scenari: ricerca libera, ricerca guidata e “ricerca di coinvolgimento”, con risultati contestualizzati e legati alle precedenti ricerche.
 
I singoli partner hanno quindi sviluppato dei percorsi autonomi. Nel caso di CulturaItalia, per esempio, l’obiettivo principale era accrescere l’accesso alle risorse dell’Indice e le visite alle collezioni; pertanto è stato implementato lo scenario della ricerca assistita, ora disponibile in versione beta
 
Le applicazioni possibili, comunque, sono numerose: ad esempio, i musei potrebbero avvalersi del chatbot per coinvolgere di più i visitatori sui loro siti web e social media; gli aggregatori di contenuti per migliorare l’esperienza di fruizione e stimolare l’interesse verso le raccolte e i fornitori che le mettono a disposizione; i siti e i progetti culturali per ampliare le opportunità per raggiungere i fruitori e veicolare contenuti. 
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