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11/5/2015

"Un museo ideale", l'arte italiana dal Futurismo al contemporaneo

Il Museo del Novecento di Milano, in occasione dell'Expo, accoglie degli "ospiti d'eccezione": capolavori scelti dai direttori dei maggiori musei italiani dedicati al XX secolo in dialogo con la collezione permanente

Dal 15 maggio al 15 settembre l’arte italiana è protagonista al Museo del Novecento durante il semestre dell’Esposizione Universale a Milano con il progetto espositivo “Un museo ideale. Ospiti d’eccezione nelle Collezioni del Novecento”, attraverso l’allestimento ideato dall’architetto Paolo Giacomazzi.

L’intento è quello di mostrare al mondo l’innovazione dell’arte italiana dal Futurismo al contemporaneo; tutte le sale del percorso sono arricchite da una serie di opere scelte insieme ai direttori dei maggiori musei italiani – Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (Gnam), Galleria d’Arte Moderna di Torino (Gam), Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (Mart), Ca' Pesaro di Venezia, Museo d'Arte Moderna di Bologna (Mambo), Museo Revoltella di Trieste e Galleria d’Arte Moderna di Palermo – per realizzare un “Museo ideale”. Al contempo una selezione di opere di arte contemporanea recentemente donate da Acacia, l’Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana, fa da contrappunto alle collezioni novecentesche, creando un dialogo tra passato e presente.

L’esposizione permette di ammirare alcune delle opere simbolo dell’arte italiana dal Futurismo all’Arte Povera: si parte un’opera pre-futurista di Umberto Boccioni, Nudo di spalle (Controluce) (1909) del Mart di Rovereto, posta in dialogo con uno dei capolavori di Arturo Martini, la Prostituta (1913) proveniente da Ca’Pesaro di Venezia. La Sala del Futurismo ospita anche l’installazione sonora di Mario Airò, Là ci darem la mano (2003). Infine, Natura morta con squadra viene affiancata da Ovale delle apparizioni, della Gnam di Roma: dipinte da Carlo Carrà tra 1917 e 1918, entrambe rappresentano l’avvicinamento alla ricerca metafisica.

Cortile di Via Fondazza (1958) di Morandi del Mambo di Bologna e Due figure mitologiche (Nus antiques, Composizione mitologica) (1927) di De Chirico del Mart, ampliano le sale monografiche del Museo dedicate ai due artisti; l’opera simbolo del Museo Revoltella di Trieste, Meriggio (1920) di Casorati, accoglie i visitatori nella sala del movimento Novecento.

La sezione dei post-impressionismi, realismi e arcaismi ospita due opere di rilievo, la Crocifissione (1940-41) di Guttuso dalla Gnam di Roma e Maternità (1934) di Fausto Pirandello proveniente dalle collezioni della Gam di Palermo. Segue, nella sala monografica dedicata a Fausto Melotti, l’installazione monocroma di Marzia Migliora “... Sono sgusciato dalla tua pienezza senza lasciarti vuota perché il vuoto l’ho portato con me...” (2007), in dialogo con le sculture dell’artista roveretano.

Al polimaterismo di Sabrina Mezzaqui e Francesco Gennari è affidata la riflessione sulla relazione tra scultura, natura ed estetica. La prima con l’installazione Mettere a dimora (2008) invade le pareti della sala; la degenerazione di Parsifal (natività) (2005-2006) di Gennari, mostra invece come la materia possa subire un’evoluzione formale completamente indipendente dalla volontà dell’artista.

Proseguendo nella Sala Fontana ci si imbatte in Costellazione basculante (2008) di Luca Trevisani: una scultura volatile in continuo mutamento, che sembra quasi giocare con il Neon di Lucio Fontana riprendendone il tema dello spazio e della relazione con l’ambiente circostante.

Nel percorso dedicato alla gestualità degli anni Cinquanta sono ospitati Abstraction with Brown Burlap (Sacco), del 1953, di Alberto Burri proveniente dalla Gam di Torino e l’installazione Assurdo - Diario di Berlino (1964) di Emilio Vedova. Nella sala degli Azimut, in colloquio con le opere più radicali di Piero Manzoni, è esposta la scultura Untitled (2009) di Maurizio Cattelan, bozzetto della scultura monumentale allestita in Piazza Affari a Milano: qui le due tele Nido (2009) di Nico Vascellari fanno da contrappunto alle geometrie di Enrico Castellani.

E ancora I tempi doppi (2013) di Tatiana Trouvè è allestita relazione con le sculture in bronzo di Marino Marini, aprendo alla poetica dell’Arte Povera; Bachi da Setola (1969) di Pino Pascali, della Gnam di Roma potenzia la parte conclusiva dedicata alla Pop italiana e all’Arte Povera. A chiudere l’esposizione i tre dittici della serie Francesco by Francesco (2002) di Vezzoli dove l’artista bresciano riprende in termini contemporanei la tradizione rinascimentale dell’autoritratto.

Casorati, Meriggio, 1953, olio e vernici con applicazioni in seta su juta, 100x86,4cm Casorati, Meriggio, 1953, olio e vernici con applicazioni in seta su juta, 100x86,4cm

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